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Stefania Manfredi ripercorre con grande acume le complesse e differenziate considerazioni di Freud sul transfert — seguendone il percorso punto per punto, sottolineando le scoperte, ma anche i dubbi e i ripensamenti, e questo certamente arricchisce la nostra possibilità di pensare il problema. Del resto la lettura di Freud è sempre affascinante soprattutto per questa sua modalità di ricerca continua. Freud non ha mai timore di mettersi in discussione. Fra le tante suggestioni che ci vengono dalla lettura della Manfredi in particolare voglio fermarmi su quelle che mi sono suggerite dal fatto che Freud (Introduzione alla psicoanalisi, 1915-17) sottolinea con decisione che il transfert è legame emotivo, legame di sentimenti, Gefühlsbindung. La relazione di transfert è dunque il luogo dove vivere e rivivere le emozioni.
Con questa definizione io credo che Freud colga veramente il punto centrale della questione. È attraverso il transfert infatti che l'analisi entra in contatto diretto con la vita delle emozioni e dei sentimenti. Non quindi una conoscenza astratta e teorica, ma una dimensione emotiva di consapevolezza e di esperienza concreta e viva. Nella relazione della Manfredi appare più sullo sfondo il contributo di Melanie Klein (Scritti, ), che è invece, a mio parere, assolutamente fondamentale proprio in relazione alla possibilità di entrare in contatto nel transfert con l'affettività più profonda nella relazione con l'oggetto primario. È infatti soltanto nel transfert e nel controtransfert che possono sperimentarsi e quindi diventare vivibili e comprensibili gli stati più primitivi della fantasia, del pensiero e dell'affettività, che riguardano il rapporto con l'oggetto primario. Nel transfert è possibile