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«Continueremo ad esplorare
e alla fine delle nostre
esplorazioni ci troveremo al
punto da cui siamo partiti
e conosceremo il posto
per la prima volta»
C'è una affascinante inversione temporale, credo voluta dall'autrice, nel testo di Manfredi Turillazzi. Nel titolo leggiamo «Il transfert dai nostri giorni a Freud», nel testo si parte da Freud per giungere ai nostri giorni. Utilizzando Eliot potremmo dire che partiamo dall'origine (Freud) e dopo una lunga esplorazione ritorniamo all'origine e riscopriamo Freud «per la prima volta». Lo scritto della Manfredi si presenta nella forma di una storia ma che tipo di storia ella ci offre?
In un gustoso riferimento autobiografico, l'autrice ci riporta all'epoca dell'Asse Roma-Berlino e allo studio del tedesco che le era stato imposto. Dati questi antefatti biografici sarà facile cogliere per lei la differenza tra la storia che viene raccontata (Historia) e quella che viene fatta (Geschichte). Personalmente sono sempre più interessato alla seconda che ci proietta nel futuro e credo che Manfredi, io e tutti voi la storia non solo la narriamo ma la costruiamo e la storia che narriamo non è mai totalmente oggettiva dal momento che con essa cerchiamo