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Voglio raccontarvi che quando si è fatto per me più concretamente operativo l'impegno di riflettere su questo lavoro che riassume il modo con cui tu, Nino, ti poni come psicoanalista a partire dal tema del transfert, in vista di individuare quale fosse la mia posizione, un crescente stato di inquietudine ha infiltrato il mio stato d'animo, che in una notte mi ha insistentemente richiamato il perturbante e le parole unheimlich e heimlich quasi parevano rincorrersi nella mia mente. Ma, naturalmente, è bastato il richiamo a questa intrecciata dicotomia tra familiare e non-familiare a togliermi da questa sorta di malessere confusivo, facendomi recuperare quella funzione ottica ordinativa di base che, come credevano i bambini minacciati dal mago sabbiolino, ritenevo di avere perduta. Il pensiero onirico aveva fatto il suo lavoro nel dormiveglia.
Ed a proposito di pensiero onirico, si entra subito nel merito di uno dei due fondamentali aspetti del teorizzare e operare analitico di Antonino Ferro, che accosto con un senso di condivisione e quindi di familiarità.
Perdonatemi infatti questa citazione:
«Il pensiero onirico si configura come una funzione mentale differenziata conscia-inconscia sempre in atto nel sonno come nella veglia, che in momenti particolari del sonno dà luogo al sogno manifesto e latente e che nella seduta analitica fornisce il pensiero di base del contenitore ludico che paziente e analista alimentano in continuazione. Dispiegato tra le apparenze biologiche ed il pensiero astratto,