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Freud si riferisce probabilmente, come sostiene Jones (1) ad Analisi terminabile e interminabile, quando, scrivendo il 5 febbraio 1937 a Max Eitingon, descrive quanto gli sta capitando: l'essere alle prese con un «piccolo lavoro tecnico» che gli «cresce tra le mani». (2)
È un'immagine che ben descrive il movimento che si stava realizzando nell'elaborazione di Freud e di cui, nella lettura, facciamo diretta esperienza.
Su questo relativamente breve ma densissimo saggio, che fu l'argomento principale del XXXV congresso dell'IPA , è stato scritto moltissimo; basti ricordare i numerosi lavori raccolti in volume a cura di J. Sandler (1991), cui si possono aggiungere almeno il resoconto di Pfeffer (1963) e gli scritti di Blum (1987) e Berenstein (1987).
Il mio proposito è limitato a dare rilievo ad alcuni fattori che possono aver contribuito alla sua «crescita» ed alla struttura dello scritto che ne è derivato. Mettendolo in collegamento con Compendio di psicoanalisi (1938) e L'uomo Mosè e la religione monoteistica (1933-38), avanzerò poi qualche congettura sulla parte che possono aver avuto alcune vicende del movimento psicoanalitico di