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Ritornare sugli scritti di tecnica di Freud è difficile per più di un motivo. Esiste, innanzitutto, una letteratura abbondante sulla tecnica psicoanalitica e quasi ognuno di questi scritti fa riferimento a quelli di Freud. In secondo luogo, se si possono — e sono stati storicamente — isolare alcuni scritti Freudiani qualificandoli come «scritti di tecnica» è anche vero che osservazioni sulla tecnica della psicoanalisi si trovano disseminati in molti altri scritti. In terzo luogo, molto spesso non viene differenziata la tecnica dal metodo psicoanalitico. E, infine, quando si parla di tecnica si rischia di isolare o talvolta di scindere questa parte della psicoanalisi dal resto, col quale invece è intimamente connessa.
Freud stesso sosteneva che la argomentazione «pars pro toto» era una delle modalità più frequenti di opposizione alla psicoanalisi: se ne assume una parte, la si ipervalorizza, poi la si critica e, infine, la si getta assieme al resto, che non viene neppure esaminato. L'intento limitato di questa nota è dunque quello di esaminare alcuni scritti di tecnica di Freud al fine di metterne in evidenza alcune costanti e, allo stesso tempo, per consentirne una collocazione all'interno dell'opera Freudiana nel suo complesso. Userò in questa nota dei termini «metodo» e «tecnica» nel loro significato più piano e quotidiano, per cui il metodo è un criterio generale ed astratto relativo alla modalità coerente di esame di un determinato oggetto, la tecnica è invece l'insieme degli strumenti singoli che vengono adoperati per regolare lo svolgimento concreto di un'attività.
Sul metodo e sulla tecnica, Freud era piuttosto restio a scrivere. Sappiamo che voleva scrivere un libro intitolato Metodo generale della psicoanalisi (si veda