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In un certo senso, il pirandellismo dei Sei personaggi in cerca d'autore o di Questa sera si recita a soggetto, dove gli stessi attori sono di volta in volta protagonisti e commedianti, è solo una vasta estensione della metalessi […] Personaggi fuggiti da un quadro, da un libro, da un ritaglio di stampa, da una fotografia, da un sogno, da un ricordo, da un'illusione, ecc., tutti questi giochi manifestano con l'intensità dei loro effetti l'importanza del limite che essi s'ingegnano di superare a scapito della verosimiglianza, coincidente proprio con la narrazione (o la rappresentazione) stessa: frontiera mobile ma sacra tra due mondi: quello dove si racconta, quello che si racconta. Ne deriva l'inquietudine segnalata così giustamente da Borges: «Simili invenzioni suggeriscono che se i personaggi di una finzione possono essere lettori o spettatori, noi, loro lettori o spettatori, possiamo essere dei personaggi fittizi». La metalessi più sconvolgente si trova proprio in questa ipotesi inaccettabile e insistente, che l'extradiegetico è forse sempre diegetico, e che il narratore e i suoi narratari, cioè voi ed io, apparteniamo anche a qualche racconto.
GENETTE, FIGURE III. DISCORSO DEL RACCONTO, 1972
«Che diavolo devo farmene di te?». No, non è lo sfogo di un terapeuta alle prese con un paziente intrattabile, bensì il pensiero che ne La donna del tenente francese, al capitolo 55, John Fowles (1969) rimugina quando in uno scompartimento di treno incontra il protagonista del suo romanzo, Charles, in viaggio; nel guardarlo