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…sì, la morte ce la portiamo dentro dal
momento in cui ci portano via dalla foresta…
…lo so, sono troppe domande, ma vieni avanti
e potrai scoprire in questo corpo — se sai leggere —
le notti e i silenzi di un intero popolo…
Questo è un racconto. Il diario forse di un'esperienza che, almeno per me, è iniziata in un ambito che potrei definire «indifferenziato, pre-rappresentativo almeno nella sua disposizione» . Vivo da sempre in una terra di confine, in un luogo dove lingue, culture, tradizioni e religioni si mescolano, si sovrappongono, interagiscono più o meno conflittualmente, dove lo stesso dialetto è una miscellanea di lingue, come testimonia la scrittrice triestina Anna Fano (2005, 15): «I goim. Gli altri, i non ebrei. All'inizio li consideravo con diffidenza ma poi non me ne ricordavo più, tutti gli uomini e tutti i bambini mi parevano uguali. La nostra piccola casa era frequentata da tanta gente, ebrei e non ebrei, italiani, tedeschi, sloveni; fin dalla prima infanzia imparai a cercare sotto la scorza differente l'umanità in ogni creatura».