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«Felizmente, no nos debemos a una sola tradición; podemos aspirar a todas».
Capita abbastanza frequentemente, per fortuna, di imbattersi in libri che conquistano la nostra simpatia, perché sembrano fornire risposte convincenti a quesiti sui quali ci stiamo interrogando già da tempo. Non è infrequente, tuttavia, che questa nostra prima e spontanea reazione venga successivamente contraddetta. Giunti alla seconda o alla terza lettura, infatti, l'interesse che avevamo provato inizialmente può all'improvviso apparirci un fenomeno ingannevole, dovuto all'efficacia retorica del testo e alla passione che esso aveva provvisoriamente suscitato in noi. Riconsiderate con meno fervore, le risposte che inizialmente avevamo trovato tanto convincenti cominciano allora a non sembrare più così pertinenti. Ancora più deludente è poi dover constatare che «le» domande non erano le «nostre» domande, ma quelle che il testo aveva fatto sì che ci ponessimo. Quando arriviamo a questo punto, la crisi del nostro rapporto con il libro è ormai irreversibile: fine dell'effetto après-coup domanda ← risposta e pieno ripristino dell'iniziale disincanto.
Scopo di questo scritto è commentare una raccolta di saggi che si sottraggono a questo ciclo deludente e confermano invece pienamente la prima reazione del