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Sono stata immediatamente affascinata dal titolo di questo libro Abitare l'assenza, un ossimoro che richiama alla continua possibilità della coesistenza di contrari, pur dischiusi dalla monoliticità dell'autismo; e anche un titolo
che definisce l'autismo e ne prospetta una possibilità terapeutica. E forse anche assenza-perdita.
Come cornice a questa immediata fascinazione, Venezia, i Seminari Veneziani di una mia frequentazione di tempo fa, gli autori noti da varie letture ma soprattutto per la presenza, la partecipazione diretta nel loro lavoro sul campo: e soprattutto Resnik analista «inedito» che sa coniugare il rigore scientifico, la profondità di concetti e ipotesi in un registro creativo, di artista, nei richiami poetici, pittorici, musicali: una rêverie in un linguaggio creativo di immagini, forme, colori, paesaggi.
E la vena ludica, che Resnik considera nella dimensione creativa, accomuna i vari partecipanti e apre alla conoscenza attraverso un processo emozionale e cognitivo.
Nel corso del lavoro questo processo diventa un campo fecondo, secondo l'auspicio di Tustin che si accenda ancora una nuova candelina nello scenario dell'autismo che ha ancora bisogno di luce.
Venezia era stata anche Tustin e Corominas ed era stata la straordinaria cornice che mi aveva fatto pensare al libro Parsifal a Venezia di Sinopoli, psicoanalisi, musica, quadri, come in una ricerca, una attesa.
Il libro, subito nelle prime righe della prima pagina ci ferma sulla parola «abitare», legata a casa, domus, quindi luogo domestico, familiare, di rapporti, scambi, incontri, luogo della vita. Il testo si apre con un'introduzione «Linee di una ricerca» saggio a più voci non firmato seguito da tre lavori di Resnik, uno Resnik Nissim, tre Nissim Pagliarani e infine le pagine e i disegni portati da Levis; e ancora due pagine di nuove prospettive.
Queste pagine rappresentano, credo, l'essere all'unisono dei vari autori, pur nella propria individualità, una capacità dialogante tra loro, con i pazi