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Non mi aspettavo toccasse a me ricordare Ennio Cargnelutti, scomparso il 20 luglio 2006, a 72 anni, dopo una sofferta malattia. Difficile mettere in forma emozioni e pensieri, farli procedere da uno spazio privato ad uno pubblico. Ma sento la necessità di un tributo all'amico scomparso. Le ultime impressioni, le prime che tornano alla mente. Andai a trovare Ennio in ospedale, pochi giorni prima della fine. Arrivai presto, era solo. Era debole, la voce bassa, lucido. Quando gli chiesi, dopo esserci salutati, se avesse bisogno di qualcosa, mi disse «Solo la tua presenza». Qualche minuto dopo vennero Anita e Diego, la sua famiglia, Ennio si animò, era attento a noi presenti. Rispondendo ad una domanda disse: «Ormai è tutto un disastro», e poi con tristezza: «Tra poco non ci sarò più». Come saluto gli dissi: «Ti voglio bene», e lui: «Anch'io». Credevo di rivederlo ancora.
Ho ricordato questi momenti per comunicare come Ennio sapesse mantenere il suo stile, sobrio ed espressivo, anche nell'ora più grave. La malattia — la stessa che aveva sterminato, come lui diceva, tutta la sua famiglia — l'aveva gettato in una profonda depressione, a cui aveva resistito con tenacia, facendosi aiutare e continuando a lavorare a ritmo ridotto. Ma non aveva spento la sua capacità di mantenere legami intensi fino alla fine. Più tardi Vanna Giaconia mi disse che aveva visitato Ennio venti giorni prima della morte. Da tempo Ennio era alimentato per flebo. Eppure, lui che non poteva più mangiare, mostrava una genuina curiosità per il cibo che veniva portato agli altri malati. Vanna era stata colpita dal legame non invidioso di Ennio con la vita, anche quando la vita lo abbandonava.
Non si può ricordare Ennio senza pensare al suo profondamente amato Friuli. Portava alla sua regione un attaccamento un po' ingenuo. Ma era un uomo di profonde radici. In questo era un uomo all'antica, impregnato del rapporto con la sua terra, come i buoni vini e il buon cibo che egli convivialmente amava. Un element