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Il fantasma del Braghettone si aggira insidioso nelle nostre attuali teorie psicoanalitiche e nelle teorie, quelle sperimentali incluse, dello sviluppo infantile. Quello di Braghettone fu il soprannome che si guadagnò il pittore Daniele Ricciarelli da Volterra quando, per ordine del Concilio di Trento, fu incaricato da Pio IV di ricoprire con drappeggi le «indecenti» nudità dei personaggi che Michelangelo aveva avuto l'ardire di raffigurare nel Giudizio Universale.
La ricerca contemporanea sull'infanzia ha fatto indossare al bambino «psicosessuale» di Freud i braghettoni di circostanza e di mutandoni si è rivestita anche la clinica attuale: infatti nei resoconti clinici quasi mai sono riportate transazioni di natura sessuale fra terapeuta e paziente.
sottolinea la progressiva desessualizzazione delle teorie analitiche col conseguente ritorno di una sorta di puritanesimo in psicoanalisi ed anche Barale e Ferruta (1997) si interrogano sulla lacerazione del concetto di psicosessualità.
Mi sembra di poter condividere queste considerazioni con la specificazione che le teorie relazionali tendono in genere a mettere in mora il corpo, nella duplice valenza di fonte di piacere sessuale e sensuale e fonte di dolore e sofferenza. Ciò è a mio avviso l'espressione di una generale tendenza umana, di cui mi sono occupato altrove a denegare la propria corporeità, rispetto ad angosce specifiche, tra cui quelle sessuali; tale tendenza, espressa dalla svalutazione in alcuni settori psicoanalitici della biologia di Freud, esita spesso in un mentalismo che sconfina talora in una visione mistica e spiritualistica della