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Dobbiamo alla gentilezza di Bohleber - che ci ha messo a disposizione anticipatamente gli articoli che faranno parte del numero di aprile della rivista tedesca Psyche di cui è il Direttore - la possibilità di recensirli in questo fascicolo della Rivista. Il volume di Psyche è infatti interamente dedicato all'imminente Congresso internazionale dell'IPA a Berlino che ha lo stesso titolo: «Ricordare, Ripetere e Rielaborare in Psicoanalisi e Cultura oggi». Dall'editoriale di Bohleber si evince che per la psicoanalisi tedesca non è solo un grande onore ospitare quest'anno il Congresso Internazionale di Psicoanalisi a Berlino, ma anche un segno di «riammissione» nella Comunità Internazionale. Prima che fosse possibile ospitare ad Amburgo nel 1985 il 34° Congresso dell'IPA dovettero passare quarant'anni. Sia per gli analisti tedeschi emigrati durante il regime nazionalsocialista, che per la Comunità Internazionale era stato impensabile scegliere la Germania come paese ospite: troppi ricordi penosi sbarravano la strada. Una dolorosa linea continua attraversava la storia della psicoanalisi tedesca ben diversa dal filo rosso di Freud: quella dell'esperienza traumatica che aveva colpito non solo le vittime superstiti ma anche le generazioni seguenti, impregnando di sé la memoria collettiva della società tedesca post-bellica, con laceranti sensi di colpa ed intollerabili responsabilità.
Uno dei temi principali del Congresso ad Amburgo del 1985 fu il confronto con il Nazionalsocialismo e la sua eredità; la difficoltà fu affrontare questo tema e non difendersene. Ricorda Bohleber che i molti colleghi ebrei che decisero di partecipare furono sottoposti ad un carico emotivo così intollerabile, che si lasciò cadere il tema originario «Lutto, perdono, riconciliazione». L'incontro con gli