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«Pensare l'impensabile» è l'ossimoro ritenuto pertinente dal gruppo di ricerca sull'antisemitismo del Centro Milanese di Psicoanalisi per accostarsi al tema della Shoah. Il gruppo si è costituito nel 2005 ed è coordinato da Valeria Egidi Morpurgo e da Domenico Sartorelli; nel giorno della memoria dello scorso anno (il 27 gennaio 2006), Simonetta Diena, Valeria Egidi Morpurgo e Anna Ferruta hanno presentato al Centro tre lavori sul tema che sono stati rielaborati ora per la Rivista.
Le autrici affrontano la Shoah, evento tragico ed «unico» nella storia dell'umanità sullo sfondo di un antisemitismo tuttora presente, vivo e pervasivo: se fino all'avvento del nazismo l'antisemitismo si concretizzava attraverso la segregazione, la ghettizzazione, i pogroms, le ondate di persecuzione più o meno ricorrenti, l'ideologia hitleriana dichiara ed impone che ogni ebreo venga fisicamente e definitivamente liquidato dalla faccia della terra senza via di scampo; questa liquidazione ha trovato vasta e concreta realizzazione attraverso i mezzi di distruzione di massa. Chi non è morto nei campi di sterminio, nei ghetti, nei massacri, è sopravvissuto come un «cadavere vivente» ed ambulante (Diena, 500), ovvero mortificato nel corpo e nell'anima.
La soluzione finale è «stata l'unica vera invenzione dei nazisti», resa possibile, nel concreto, da questi mezzi ed in virtù di un'ideologia antisemita basata su un concetto cosiddetto redentivo: si tratta di un tipo molto specifico di antisemitismo, diverso da altri generi di odio antisemita, fondato su un ideale di totale purezza razziale, dove l'altro (l'ebreo insieme allo zingaro, l'omosessuale, il malato mentale), era rifiuto e spazzatura: per esempio il biologo ed ideologo nazista Verschuer afferma: «L'eredità biologica è un compito che ci è stato assegnato