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«La nostra tragedia e le sue memorie annegano nel rumore»
Il passo accorato di Wiesel, lo scrittore sopravvissuto ai campi di sterminio, e premio Nobel per la pace, indica la difficoltà in cui si urta inevitabilmente nell'affrontare la Shoah. (1) Parlare può diventare rumore, parola vuota, che difende dall'orrore e quindi dalla presa di coscienza e di responsabilità. Ma il silenzio della dimenticanza - dovuta a scissione e negazione - rappresenta una vera e propria strategia di annichilazione dei «sommersi» e dei «salvati». Rumore e oblio sono difese che privano l'umanità della possibilità di rappresentarsi o «pensare» Auschwitz, culmine della sofferenza umana.
Sulla pensabilità della Shoah e i suoi limiti è aperto un vasto dibattito, che coinvolge intellettuali di diversa provenienza. Bisogna tenere conto, tra le altre, di posizioni critiche come quella di Claude Lanzmann, l'autore del film Shoah, secondo il quale le «spiegazioni» della Shoah potrebbero in qualche modo