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Divieto di oblio: «una memoria rivisitata dal progetto del futuro». Il filosofo Remo Bodei (2004) nell'Introduzione all'edizione italiana del libro di Paul Ricoeur (1998) Ricordare, dimenticare, perdonare afferma l'importanza di sviluppare una dimensione etica della memoria: «L'unico antidoto alla falsificazione della memoria consiste nel rivendicarne una dimensione etica, nella richiesta che ciascuno formuli una promessa di fedeltà e verità […]. Non dobbiamo immobilizzare e medusizzare i ricordi: nemmeno per paura della nostra inconsapevole manipolazione o di quella interessata di una politica mirante alla distorsione o alla invenzione del passato. Nello stesso tempo, è indispensabile resistere alla tentazione contraria di cancellarli e reagire alla minaccia della loro scomparsa» (Ricoeur 1998, X).
In questo volume Paul Ricoeur sottolinea il legame tra memoria e futuro, proponendo «una memoria rivisitata dal progetto del futuro» (Ricoeur 1998, 93). Ricoeur pensa che i fatti sono incancellabili, che «non si può disfare ciò che è stato fatto, né fare in modo che ciò che è accaduto non lo sia» (Ricoeur 1998, 92), ma ritiene che il senso non sia fissato una volta per tutte, che il rapporto di colpa rispetto al passato possa essere appesantito o alleggerito attraverso una reinterpretazione come azione retroattiva dello sguardo del futuro sull'apprensione del passato. Ricorda l'ingiunzione di non dimenticare contenuta nella Torah: Zakhor, divieto di oblio. Per mantenere le radici dell'identità e la dialettica tra tradizione e innovazione occorre conservare le tracce, le ferite delle violenze: c'è un passato, che non vuole passare e abita il presente, o che lo ossessiona nella ripetizione. Occorre stabilire un collegamento tra lavoro della memoria e lavoro del lutto, tra ciò che è necessario