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Nel 2002, vol. 1 della Rivista di Psicoanalisi, concludevo la mia recensione al precedente libro di M.C. Gislon, Trattato di psicoterapia breve integrata, con queste parole: «A me personalmente è poi rimasta in sospeso una curiosità: il desiderio di saperne di più sulla tecnica della psicoterapia breve ad orientamento psicoanalitico, sulla frequenza temporale con la quale si sviluppa e su come sia possibile prevedere il numero di sedute all'interno delle quali si completa un intervento di questo tipo» (254).
Si trattava, infatti, di un libro che avevo molto apprezzato, ma sul quale mi era rimasto un dubbio che avevo espresso in un passaggio del mio lavoro con queste altre parole: «È un materiale sicuramente molto ricco ed affascinante, ben descritto e riportato, ma tale da lasciare un interrogativo e una curiosità; se infatti è molto convincente la parte diagnostica e delle ragioni per le quali è data una certa indicazione, rimane poi un dubbio sulla riproducibilità dell'intervento terapeutico più raffinato da parte di altri operatori» (253).
Nella mia intenzione, forse influenzato dalla nostra conoscenza personale e professionale, la nota non aveva un intento critico, ma, al contrario, di apprezzamento per le sue capacità cliniche e didattiche. Ciò non