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Scrive Ermes Orlandelli, internista e psicoanalista, nel raccordo editoriale, che la nostra cerca e ricerca nel campo psicosomatico porta avanti un discorso culturale che, fondato sull'osservazione clinica e sulla ricchezza del pensiero psicoanalitico, dà la possibilità di considerare la Persona malata nella sua unità. Unità antinomica, se occorre considerare la duplice e complessa costituzione dell'essere umano in conscio e inconscio.
Questo «discorso culturale» ha già guidato la ricerca in «Malattie della pelle e psicogenesi» (2001) a cura di Orlandelli, Garcovich e Satta; sempre a cura di Orlandelli, Satta, Siciliano e Stasi e sempre avendo presente «la Persona malata nella sua unità», sono state esaminate e affrontate le ricerche in «Malattie infiammatorie croniche intestinali» (2003). Volumi da me recensiti in questa Rivista di Psicoanalisi (3/2002 e 3/2004).
In questo volume Orlandelli e ben quaranta e più ricercatori attuano una valutazione psicologico-clinica che permette di raccogliere informazioni accurate ed articolate sul sistema di personalità dell'individuo affetto da patologia epatica e pancreatica, indotta da alcol o farmaci o tumori. Inoltre vengono portati all'attenzione del lettore le nuove metodologie chirurgiche del trapianto di fegato, tanto più «che il perfezionamento delle tecniche della moderna trapiantologia ha portato ad un allargamento delle indicazioni, ad un netto miglioramento dei risultati ed a una più netta riproducibilità delle procedure» (XI). I trapiantati di fegato necessitano di una psicoterapia per una rielaborazione di una morte scampata e per un costante timore di un fenomeno di rigetto: i dati statistici ci dicono che la sopravvivenza è dell'85% nel primo anno e tra il 70 al 75% a cinque anni. Nel caso di recidiva nell'assunzione di alcol la sopravvivenza diminuisce tra il 20 e 25%.
Il binomio letale tra alcol e fegato: dal 20% al 40% dei soggetti ospedalizzati nei Paesi occidentali presentano patologie alcol-relate, quali la c