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L'esperienza psicotica nasce per De Masi da una percezione di impotenza che il paziente vive fin dalla prima infanzia, e che produce un'alterazione delle funzioni organizzatrici del suo pensiero, delle percezioni e degli affetti. Tale precoce distorsione delle relazioni emotive altera la sua realtà psichica e la sostituisce con un mondo di fantasie che verranno a costituire la base del suo delirio. In questo modo vengono danneggiate le funzioni inconsapevoli dell'inconscio emotivo. Attraverso questo processo si assiste ad una distruzione della funzione comunicativa del soggetto, alla perdita della sua capacità di auto-osservazione, della consapevolezza dei propri processi mentali e della possibilità di gestione delle emozioni. Conseguentemente si assiste ad una compromissione del senso di realtà e dell'identità personale.
Il concetto di inconscio emotivo è centrale al pensiero di De Masi per comprendere l'origine e l'organizzazione della psicosi. Diversi sono per questo Autore i modelli teorici dell'inconscio: dinamico (dovuto alla rimozione), kleiniano (caratterizzato da scissione e identificazione proiettiva), bioniano (come funzione della mente) ed infine neuroscientifico (basato sull'immagazzinamento di esperienze traumatiche nei sistemi mnesici non accessibili alla coscienza). Se questi sistemi emozionali precoci non sono accessibili alla coscienza non possono che riferirsi alla memoria implicita e all'inconscio non rimosso. Ma l'Autore non è chiaro in proposito. Si limita a dire che «l'inconscio delle neuroscienze non è rimosso», sottolineando però che coincide con l'inconsapevole. «È semplicemente inconscio emotivo», precisa, «e pertanto è ben lontano dall'inconscio dinamico freudiano. Questo dato ci induce a constatare che nel nostro linguaggio e nella nostra pratica inconscio e inconsapevole, pur riferendosi a realtà e a funzioni diverse, sono usati come termini intercambiabili» (58). Questa è un'affermazione di De Masi che genera molta confusione e che in s