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Dopo un Congresso - ed un viaggio - nel mondo siberiano, l'associazione Siberia-gelo è scomparsa nella mia mente; siccome noi psicoanalisti sappiamo bene quanto le associazioni libere siano significative, posso affermare con tranquillità che nelle menti dei non pochi «occidentali» che sono intervenuti, chi come relatore, chi come supervisore, chi come presentatore di un caso clinico, chi come ascoltatore, una importante trasformazione è avvenuta. Dei circa 160 partecipanti la maggioranza erano russi (provenienti da varie regioni siberiane distanti anche migliaia di chilometri dalla sede congressuale); per lo più erano giovani psicologi e medici psichiatri fortemente attratti da quanto hanno sentito, letto, sperimentato di psicoanalisi e l'accoglienza fatta ai relatori, ai supervisori ed a coloro che hanno presentato casi clinici, è stata molto calda. Per noi analisti, una quarantina, provenienti dall'Italia, dagli stati scandinavi e da Germania, Francia, Austria, Ungheria, Olanda, Serbia, Inghilterra, oltre che dalla Russia, Giappone, Australia e Taiwan, presi dalle ansie relative a quella che oramai virgolettata chiamiamo «crisi della psicoanalisi», davvero qualcosa di rigenerante.
Il benvenuto, scoppiettante, è stato dato il venerdì 25 sera, all'hotel Europa di Irkutsk - città dalle belle case in legno vecchie anche due secoli, famosa anche per la posizione strategica, essendo vicina allo straordinario lago Baikal - con canti e balli ed un ricco buffet.
L'indomani, sabato, alle 9.00, il nostro Paolo Fonda, Presidente del The Han Groen Prakken Psychoanalytic Institute for Eastern Europe (PIEE) e Alisa Bezrukih, Chair del Comitato Organizzativo Locale, hanno aperto i lavori. La parola è stata poi data al Presidente della Società Psicoanalitica del Giappone, Masahisa Nishizono, che ha presentato una relazione in cui ha illustrato lo stato dell'arte della psicoanalisi in Giappone e ci ha dato la possibilità di comprendere come la psicoanalisi sia metabolizzata dal pensi