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«Pensare: … increscioso. Le cose che ci costringono a farlo, di solito vengono accantonate».
Il tema che ho scelto per la mia riflessione, «il luogo comune», nel senso di locuzione ricorrente in determinate circostanze del discorso, è un τóπoζ abbastanza frequente nelle abituali conversazioni e nello scambio verbale tra psicoanalista e paziente. Le mie riflessioni considereranno il luogo comune in generale, come argomento retorico, e un tentativo di spiegazione del suo significato riposto, attraverso un'ipotesi sulla sua «fabbricazione psichica».
Cercherò, innanzi tutto, di darne una precisa definizione, distinguendo il luogo comune da quanto gli si avvicina (proverbi, detti popolari, etc.), partendo da una definizione generica, cui più avanti accompagnerò una definizione personale, più ristretta: «la locuzione indicante all'inizio l'argomentazione o il sillogismo che tutti accettano, passata nell'uso corrente a indicare un'opinione resa banale e fastidiosa dal generale abuso».
Questa definizione, trascritta dal vocabolario della Lingua Italiana Devoto Oli, mette l'accento sulla larga, comune condivisione, del luogo comune. Secondo questa definizione il luogo comune è un luogo del discorso su cui converge l'opinione di molti, è una opinione conformistica, che va di moda per un certo