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L'intervento di Felice Cimatti pone questioni molto importanti per una riflessione sullo statuto scientifico della psicoanalisi e per il suo futuro come disciplina scientifica. Se si considera il fatto che le neuroscienze stanno raccogliendo una grande messe di dati sul funzionamento della mente, è legittimo chiedersi se l'obiettivo di comprendere la psiche, tradizionale appannaggio della nostra disciplina, non dovrà essere ceduto nel futuro alla più giovane consorella. Un ulteriore interrogativo è se le scoperte neuroscientifiche saranno in grado di validare le intuizioni di cui gli psicoanalisti si sono serviti per costruire le loro teorie e per legittimare la loro pratica clinica, oppure se la psicoanalisi deve aspettarsi di essere disconfermata dalle neuroscienze.
All'inizio del suo intervento Cimatti si chiede se è possibile pensare che solo una scienza può indagare i fenomeni mentali oppure se più scienze, in questo caso le neuroscienze e la psicoanalisi, possono essere legittimate allo studio della mente. Tutte queste domande rimandano alla questione delle origini. La psicoanalisi è una vera scienza? E se lo è, in che cosa consiste il suo metodo scientifico e in che cosa si differenzia da altre discipline?
L'opinione di Kandel, che la psicoanalisi non si è evoluta dal punto di vista scientifico perché non ha sviluppato metodi oggettivi di validazione, ripropone un vecchio problema.
Può essere considerata scientifica una disciplina, come la nostra, che non usa metodi di validazione oggettivi? L'alternativa radicale tra vera scienza e pseudoscienza richiama implicitamente il famoso giudizio di Popper per cui gli assunti