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«Fare in modo che i neuroni rivelino i loro aspetti pregnanti resta un'impresa che fa tremare i polsi. […] Io ritengo che l'impresa vada al di là del rinvenire «il» cervello nelle «nostre» menti e le «nostre» menti «nel» cervello. Piuttosto questa aspirazione si realizzerebbe attraverso il ritrovamento dell'attività della psiche in entrambi. In questa maniera, noi troviamo la strada che ci riconduce al nostro nome e al nostro significato originario: siamo psico-analisti; noi analizziamo la psiche umana».
(Friedman, 2004, 2)
La domanda potrebbe essere: «le neuroscienze hanno qualcosa a che fare con la psicoanalisi?». Cercare di dominare o solo semplicemente di gestire il difficile «rapporto tra neuroscienze e psicoanalisi» è anche «un'impresa che fa tremare i polsi», ma per fortuna qui dobbiamo solo «speculare» sul problema, cioè affrontarlo da un punto di vista metodologico e nella misura in cui lo spazio a disposizione lo consente.
Per intraprendere la traversata di questo mare magnum la cosa migliore è attenersi al testo dell'intervento di Cimatti (2007) e seguirlo nella sua esplorazione, forse perché veramente possiamo dire in proposito che hic sunt leones per indicare che non si sa cosa si trova in quelle lande sconosciute e che ci sono pericoli ai quali occorre prestare la dovuta attenzione; cioè che esiste una connotazione vaga della discontinua materia in oggetto i cui confini sono altrettanto vaghi.