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Due anni fa, nel recensire Chiozza, Psicoanalisi dei disturbi epatici, Eidon Edizioni, Perugia, 2003, ci occupavamo, proprio su questa Rivista, dell'Istituto di Psicosomatica Psicoanalitica Arminda Aberastury di Perugia fondato nel 1995 da Carlo Brutti e Rita Parlani Brutti e dagli stessi diretto. L'orientamento teorico dell'Istituto si fonda sul pensiero di Sigmund Freud secondo l'estensione metapsicologica, metastorica e metodologica datagli dallo psicoanalista argentino Luis Chiozza, noto, oltreché per i suoi lavori, anche per il premio Konex 1966 in Psicoanalisi.
Nello scrivere tale recensione nel 2004 abbiamo dovuto necessariamente interessarci a La svolta freudiana, che costituisce il primo numero della rivista a cui stiamo per dedicarci. Si tratta di Coscienza e affetto, Eidon Edizioni, Perugia, 2005 che è la seconda delle pubblicazioni che sono periodiche ma senza una cadenza fissa.
I periodici escono in forma di collana con il titolo: La psicoanalisi che viene. Allora mi pare opportuno dire subito che questo titolo nelle ampie suggestioni che induce, può anche far pensare, per converso, ad una «Psicoanalisi che va». Piccola conferma di questa associazione trovo nelle parole dei Brutti: «Se cento anni fa la differenza tra la psicoanalisi e le psicologie della coscienza poteva apparire netta, oggi le cose sono più complicate […] la differenza […] è andata sfumando […] la psicoanalisi non deve limitarsi a ricercare il significato in ciò che la coscienza categorizza come psichico, ma andare a cercarlo anche là dove continua ad essere consensualmente negato: cioè nel cosiddetto somatico o materico» (21). E, proseguono gli autori ventilando il timore che il plauso con cui gli psicoanalisti accolgono le neuroscienze possa in realtà significare un «preoccupante segnale della decadenza della psicoanalisi» (23).
Apparentemente le due affermazioni sembrano in contraddizione. Allora è bene richiamare il già detto nella Svolta freudiana dove si insiste per comunicare che F