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«Stanotte ho fatto un sogno: il viaggio parte da lì». È simile a un lungo sogno il testo che Domenico Chianese ha composto e dato alle stampe con questo libro singolare, colto e divagatore, ma non svagato: sempre attento in realtà a seguire con fedeltà e coerenza una linea ispirativa di fondo, orientata secondo un preciso percorso personale e culturale, che costituisce la base del tutto consapevole della sua proposta analitica.
«Sogno e son desto», sembra in un certo senso sottintendere l'Autore, che procede nel suo discorso disegnando larghe volute associative e incontrando sul suo cammino molti amati compagni di viaggio; i più amati fra i quali sono Sigmund Freud, stella polare indefettibile, e molti, moltissimi interlocutori di altra radice culturale che parlano lingue piuttosto diverse da questa nostra psicoanalitica: poeti, filosofi, pittori, storici dell'arte, del pensiero e delle idee, scrittori di oggi, di ieri, grandi maestri dell'antichità.
Una agorà interna molto varia in cui vi è posto anche per i colleghi, beninteso: ma non solo per loro, come cercherò di dimostrare a dispetto del poco spazio a disposizione.
Almeno tre sono le possibili linee di lettura «in filigrana» di questo testo atipico. Una è quella di una riflessione ampia sulla vita umana, corroborata dall'abbeverarsi a diverse fonti di alto profilo lungo lo svolgersi del viaggio, e contraddistinta da un respiro di marca decisamente filosofica. Una seconda linea riguarda una rivisitazione - formalmente libera ma sostanzialmente rigorosa - del pensiero freudiano, riconsiderando alcune opere del Maestro, contestualizzandole nello spirito del tempo e collegandole alla vicenda personale di Freud, vissuto e presentato come l'exemplum cui anche lo psicoanalista contemporaneo può ispirarsi, al di là delle evidenti differenze ambientali e dello sviluppo innegabile della psicoanalisi, avvenuto «sulle spalle» del suo stesso fondatore. Una terza linea di lettura, infine, riguarda l'evoluzione personale dell'A