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Con questo volume Lucio Russo ritorna alle «origini» della sua ricerca. Se L'indifferenza dell'anima pubblicato nel 1998 ha rappresentato la testimonianza del raggiungimento di una maturità analitica, clinica e teorica, con Le illusioni del pensiero, pubblicato otto anni più tardi, l'Autore ritorna ai temi che hanno appassionato la sua «giovinezza» psicoanalitica e che avevano trovato espressione in Nietzsche, Freud e il paradosso della rappresentazione del 1986. La differenza sta nel fatto che ora egli vi ritorna da una posizione psicoanaliticamente più definita e consolidata.
La tesi centrale del volume è che la psicoanalisi freudiana appartiene a quell'ambito del pensiero critico che ha svelato il carattere illusorio della pretesa della metafisica di pervenire alla certezza della conoscenza e che questa si esaurisca nel solo ricorso alla Ragione. In altri termini la sua tesi è che la psicoanalisi si colloca nel filone della critica del cogito cartesiano.
Per illustrare la sua posizione, Russo fa dialogare Freud con quei pensatori che hanno messo in discussione la pretesa della metafisica occidentale di condurre alla acquisizione della «verità» completa e definitiva. In questa prospettiva egli ha individuato in Nietzsche l'interlocutore privilegiato che, non a caso, Freud dichiara di non conoscere perché «occasionali tentativi di leggerlo sono stati soffocati per un eccesso di interesse». Questo dialogo tra psicoanalisi e filosofia viene proposto attraverso una continua «erranza» tra temi prevalentemente psicoanalitici e temi prevalentemente filosofici che si dipanano alternandosi nei capitoli che si succedono con significative irruzioni in altri domìni delle scienze umane, soprattutto nella letteratura, nella forma sia del romanzo che della poesia.
Russo, seguendo l'impostazione di Nietzsche, identifica nella «metafisica della rappresentazione» l'illusione del pensiero filosofico di giungere alla conoscenza dell'uomo che in questo modo nega la sua divisione.
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