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A una quindicina d'anni di distanza dal libro su vita e opera di Melanie Klein della letterata canadese Phyllis Grosskurth (recensito su questa Rivista nel 1988, 1), un nuovo studio su vita e opera della Klein, della semiologa e femminista, nonché psicoanalista francese Julia Kristeva. Il libro conclude la trilogia dedicata al genio femminile nel Novecento dopo Colette e Hannah Arendt. Ma il titolo mette in risalto il genio psicoanalitico della Klein, che dopo che Freud ha così studiato la funzione del padre e la nevrosi, ha ulteriormente illustrato la funzione della madre e la follia.
Se ricordiamo che M. Klein deve a uno scritto di Colette (libretto poi musicato da Ravel) la base di fantasia infantile per il suo importante concetto di riparazione (nella evoluzione della patologia depressiva), abbiamo trovato un punto d'incontro fecondo dei due geni femminili sul terreno della libertà e ricchezza della fantasia.
Ora - almeno da noi - quasi cacciata dalla porta psicoanalitica per il suo pensiero agli antipodi del pensiero debole, viene fatta da questo libro rientrare con tutti gli onori dalla finestra femminista! Lei donna, neppure laureata, si trova a competere con il grande uomo Freud.?Nessuna altra donna psicoanalista ha osato e ottenuto tanto. L'impressione di Virginia Woolf all'incontro con la Klein, riportata all'inizio del libro, propone un altro genio femminile del Novecento, che sta al grand e Joyce come la Klein a Freud.
Piùampio e completo, nel suo carattere biografico e storico, il libro della studiosa canadese. Più agile e combattivo, più in movimento il libro della studiosa francese. Non è scritto più da semiologa e femminista, ma da psicoanalista. Lungo i dieci capitoli l'accento non è sempre lo stesso. Al sesto «Culto della madre o elogio del matricidio?», lo studio dell'ultima Klein sull'Orestiade di Eschilo e sulla sua ricchezza simbolica è presentato come elogio del matricidio di Clitennestra e della sua risonanza simbolica, lasciando in ombra odio-v