You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Ci sono libri che parlano di psicoanalisi e libri che scrivono la psicoanalisi. Dove i libri che la scrivono, nascono dal confronto costante e appassionato con la clinica, ripensano in modo originale e personale la teoria ma, soprattutto, prendono vita all'interno del romanzo professionale (Ambrosiano, 2005) dell'analista che ne è l'Autore.
Ci troviamo allora di fronte ad affascinanti autobiografie lavorative, in cui sono sedimentate le teorie di riferimento, i modelli impliciti e tutte quelle vicende professionali (analisi personale e didattica, esperienze di supervisione, rapporti istituzionali e con il gruppo dei colleghi) che vengono a costituirsi come parti creative e vitali dell'essere, del fare e del diventare psicoanalista.
Da questo humus sembra generarsi Percorsi di trasformazione nella cura analitica, un bel libro, in cui Francesco Mancuso viene a cimentarsi con i fondamenti della teoria e della tecnica psicoanalitica, oltre che con il suo essere terapeuta.
E i pazienti di cui Mancuso si occupa sono quei pazienti non nevrotici che ormai sempre più frequentemente incontriamo nelle nostre stanze di analisi. Sono quei wise babies, quei «poppanti saggi», o quegli spoilt children (Borgogno, 1994) che ci ha insegnato a conoscere il lavoro germinale di Sandor Ferenczi, e che Mancuso ci propone di raggiungere riconoscendo come debbano ricorrere a difese primitive per sopravvivere in un mondo-che-non-c'è.
E per quanto da prospettive teoriche in cui non sempre mi identifico, il modello che Mancuso ci offre è condivisibile sul piano euristico, è condivisibile nella passione e nel rigore: segue un filo rosso che è rintracciabile sin dagli esordi del suo percorso di ricerca. Un percorso che recupera Ferenczi e la sua intuizione sugli effetti devastanti dell'inversione del flusso delle identificazioni proiettive tra il bambino e il suo ambiente primario; che recupera Winnicott e Bion, Green e la Faimberg, la Nissim e la Manfredi Turillazzi, ma che ritorna e riparte anche d