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Si è tenuto a Siena, dal 28 settembre al 1° ottobre dello scorso anno, presso il Centro Didattico del Policlinico Le Scotte, il 13° Congresso Nazionale della SPI sul tema «Transfert: cambiamenti nella teoria e nella pratica clinica». Come ha segnalato il Presidente della SPI, Fernando Riolo nella sua introduzione il tema si poteva prestare alla ripetizione di concetti vecchi e il cambiamento limitarsi al grafo della S rovesciata che era stampata sulla copertina del programma. Ma le cose sono andate diversamente e, sin dalla introduzione di Riolo, si è guardato al transfert come «possibilità di dar voce all'inaccessibile» il che conduce alla questione dell'accessibilità all'analisi e quindi dell'analizzabilità come qualcosa che non dipende né dalla diagnostica psichiatrica né dalla nosografia ma dal potenziale che ciascun analizzando ha di accedere a quella «provincia intermedia» che sta tra presente e passato, tra inconscio e conscio e tra non-pensiero e pensiero.
I lavori congressuali sono stati preceduti da una lectio magistralis dal titolo «Il transfert nella pratica clinica e nella vita istituzionale oggi» che Claudio Eizirik, attuale Presidente dell'IPA, ha tenuto nel pomeriggio di giovedì 28 sul tema del transfert. In essa il relatore ha ripercorso la storia delle vicende teoriche di questo concetto per concludere con una riflessione sui fenomeni di transfert che si determinano nelle istituzioni psicoanalitiche.
Il dibattito congressuale vero e proprio ha ruotato intorno a due relazioni svolte in sessione plenaria, rispettivamente, da Stefania Turillazzi Manfredi e da Antonino Ferro e a 13 sessioni di lavoro in ciascuna delle quali sono stati presentati in media tre relazioni. Lo spazio a disposizione ci consente di fare cenno soltanto alle relazioni in sessione plenaria anche se molte delle sessioni di lavoro hanno avuto un grande successo.
Stefania Turillazzi Manfredi ha svolto una lunga e dettagliata relazione sulla storia della nozione di transfert, come ques