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Nella sua cronaca del congresso Francesco Conrotto ha presentato con eleganza e sinteticità i lavori delineando i punti essenziali delle presentazioni plenarie, sottolineandone gli aspetti teorici. Mi trovo molto d'accordo con i suoi commenti e le nostre vedute sulla psicoanalisi sono molto simili. Un altro commento è della dott.ssa Ferruta che riassume gli aspetti convergenti e divergenti dei vari autori e le loro visioni sul transfert. Per non ripetere quello che già è stato scritto cercherò di approfondire il tema del transfert con alcune considerazioni che intendono evidenziare alcuni punti del dibattito scientifico. I miei commenti saranno all'interno di una discussione collegiale ed eviteranno l'analisi degli aspetti epistemologici e teorici. In preparazione di questa cronaca ho riletto alcuni capitoli di Michel Neyraut , l'ultimo libro di Grabisky-Ludin (2006) sul transfert e il pregevole saggio di Francesco Napolitano, un articolo delle correnti nordamericane sul transfert, Smith (2003), l'ultimo lavoro di J. Steiner «Transfert Now and Then» (comunicazione personale e molti lavori presentati al congresso. La mia impressione è che i lavori presentati riflettono il rigore scientifico della Società Psicoanalitica Italiana, una società che ultimamente ha proposto molte idee innovative in un contesto internazionale. Immerso in questo mondo di transfert in una sorte di rêverie mi è venuto in mente l'incontro di Freud e Jung. Freud domandò a Jung «Che ne pensa del transfert?». Jung rispose enfaticamente: « è l'Alfa e l'Omega. Il principio e la fine». Jung non scrisse molto sul transfert, fino al 1946, forse per evitare il peso di quella croce del transfert (come l'aveva chiamata Leon Grinberg. 1997) Il transfert è ancora l'Alfa e l'Omega nel processo analitico o le cose sono cambiate dal 1907?