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Il grande avanzamento delle scienze neurologiche, neurofisiologiche, neuropsicologiche, psicologiche sperimentali, e la formazione di una nuova generazione di psicoanalisti più aperti dei loro predecessori ad accettare il confronto con altre discipline, hanno facilitato l'incontro e resa possibile la formazione di una base comune su cui costruire un linguaggio che possa promuovere la ricerca sulle funzioni della mente. Funzioni il cui studio pertiene alla psicoanalisi ma verso le quali le neuroscienze hanno sviluppato in questi ultimi anni un grande interesse.
Da questo incontro ci aspettiamo dati sperimentali capaci di ampliare concetti psicoanalitici di base e dare loro una consistenza anatomo-funzionale nel tentativo, già presente nel pensiero di Freud, di poter un giorno spiegare la mente con le sue emozioni, affetti, passioni e pensieri in termini scientifici il più possibile vicini a quelli usati dalla chimica, fisica e biologia. Tutto ciò nel presupposto che la mente non può essere spiegata a prescindere da un monismo ontologico anche se le modalità del suo studio sono diverse sul piano epistemologico e del metodo; consapevoli che la psicoanalisi è tutta fondata sulla intersoggettività mentre le neuroscienze si basano su un rapporto del soggetto con l'oggetto del suo interesse; e consapevoli anche che diverse sono le logiche che sottendono queste ricerche, una logica della spiegazione è alla base delle neuroscienze mentre una logica della comprensione caratterizza la pratica della psicoanalisi.