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L'esperienza più inquietante che può capitare ad un analista è quella di provare a lavorare con un paziente psicotico. La maggior parte di noi, comprensibilmente, cerchiamo di risparmiarcela. Alcuni, consapevolmente, decidono di affrontarla; Marina Breccia è tra questi. Il motivo della sconcerto e, quindi, dello sconforto che coglie l'analista al lavoro con lo psicotico è connesso all'esperienza del «non-pensiero», cioè del delirio, più o meno manifesto, che si incontra in questi casi.
La domanda che la Breccia si pone durante una seduta, «Cosa sto facendo con lui?» (183), è la domanda che si pone ogni analista quando la sua funzione analizzante è messa in scacco dalla patologia del paziente. Il punto è che lo psicotico è un individuo spossessato della sua soggettività