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Cosa accade della rappresentazione del corpo quando è il corpo stesso a rappresentare la ferita narcisistica di cui liberarsi? Per Chasseguet-Smirgel, recentemente scomparsa, questo sembra essere l'interrogativo da porre alle presenti e future generazioni di psicoanalisti (e non). In questo testo, pregno delle teorizzazioni che le sono care, ripercorre e approfondisce le tematiche relative alla formazione del mondo perverso, mettendoci altresì in guardia dalla seduzione captativa da esso operata sul pensiero, anche psicoanalitico.
Nella prima parte introduce l'ipotesi secondo cui la trasformazione attualmente più diffusa della rappresentazione che il corpo ha subito ad opera della mente ne sancisce un pericoloso distacco, poiché «coincide con il rifiuto delle pulsioni, di cui il corpo costituisce la sede» (9). Richiamando la «macchina influenzante», proiezione di pulsioni che tornano persecutoriamente, individua nell'avvento della tecnica e delle macchine il primo passo di questa alienazione. Nel tentativo di superare i propri limiti biologici e naturali, l'uomo ha creato delle esosmosi, le macchine appunto, che hanno la caratteristica di essere controllabili e moltiplicabili. Nasce così una nuova forma di hybris, che mira all'appropriazione e al potere assoluto sugli esseri viventi e sulle cose, cui consegue il disinvestimento della carne nella sua sostanza vitale.
In questo percorso devitalizzante, potenza e controllo seguono leggi sempre più rigide, che si infrangono nel fantasma opposto/coincidente del corpo disorganizzato ed esploso, ricondotto ad una sorta di unione con il cosmo, come nel sacrificio dei terroristi. Tutto ciò è fonte di potenti idealizzazioni alla cui origine ritroviamo la ferita narcisistica infantile che tende a liquidare la questione paterna. Ricordo la felice teorizzazione della stessa Autrice, che rintraccia alla base del mondo perverso un universo liscio, senza ostacoli, senza asperità.
In questa luce vengono discussi alcuni scritti di Autor