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La recensione della Revue française de Psychanalyse questa volta si occuperà di due annate, quella del 2005 e del 2006. Per motivi di spazio siamo dunque costretti a riferirci solo ad alcuni articoli che abbiamo scelto tra quelli che ci sono sembrati più significativi. La prima annata, quella del 2005, vede numeri importanti. Il primo, L'excitation, abbraccia la sequenza che dall'eccitazione conduce alla rappresentazione e le derive dei simbolizzanti conseguenti ad un tipo di civiltà sempre più legata agli stimoli. Il secondo, La face à face psychanalytique, considera il trattamento di personalità prevalentemente narcisistiche che comportano una sintomatologia che tende sempre più all'atto o alla somatizzazione. Il quarto, Les pulsions au milieu de la vie, focalizza la crisi dell'esistenza alle soglie dell'età di mezzo. Il quinto, La sublimation, ci rimanda alla questione chiave della teoria psicoanalitica e raccoglie gli interventi al congresso degli psicoanalisti di lingua francese, tra i quali numerosi italiani, del maggio 2005. Abbiamo fatto la scelta di recensire il numero tre, dedicato al «terzo analitico», Le tiers analytique, concetto specifico ed originale della psicoanalisi francese, che da alcuni anni costituisce un «polo attrattore» per altre culture analitiche, anche al di là dell'oceano, «tanto che l'idea stessa di terzo appare oggi consustanziale alla psicoanalisi» (669). Se la madre costituisce il primo oggetto d'investimento per il bambino, è il posto del padre, nelle sue differenti funzioni simboliche e nel suo ruolo di separazione della relazione duale primaria, che introduce la questione del terzo. Da questo punto di vista, la ricerca psicoanalitica francese sembra essersi indirizzata particolarmente verso un superamento della centralità della relazione duale, sia nella teoria dello sviluppo che nella clinica, a vantaggio dell'introduzione della nozione dei processi «terziari». Ma il padre non coincide necessariamente con il «terzo», né si può ri