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Tipicamente «made in France», interessante quanto ampio, La cure de parole è il tema a cui è stato dedicato il 67° Congresso degli Psicoanalisti di Lingua Francese. Un cenno alla procedura organizzativa può servire a delineare il cadre entro il quale si svolgono i lavori. Le due relazioni congressuali principali, che quest'anno sono state: «La force du language», di Laurent Danon-Boileau (SPP), e «L'écoute de la parole», di Dominique Clerc (APF), e relativi commenti sono pubblicati su un numero speciale del Bulletin de la Société Psychanalytique de Paris e inviati agli iscritti al congresso, offrendo la possibilità di leggere i testi in anticipo. Al congresso, gli autori dei lavori cardine espongono solo un proseguimento della loro relazione. I dibattiti hanno così il vantaggio di vertere su temi in parte già sedimentati ed elaborati. Il congresso è completato da atelier e tavole rotonde.
La psicoanalisi di lingua francese ha una fisionomia dai tratti marcati, riconoscibile, ancor prima di addentrarsi nei contenuti, dall'impianto stilistico, dal lessico, dalla bibliografia (per quanto concerne i lavori scritti). Questa identità peculiare è data dall'ancoraggio al pensiero di Freud e, in particolare, al Freud della Metapsicologia (1915). Ciò non toglie che, all'interno della cultura psicoanalitica francofona, si siano distinte spiccate personalità e che il discorso freudiano sia stato declinato creativamente in differenti modi. Attualmente, il panorama, pur fedele alla «tradizione», è sfaccettato, traversato da nuovi interrogativi, arricchito da contaminazioni fertili. (1)
Se il modello della cura resta quello legato all'uso esclusivo della parola, si impongono due quesiti: qual è il principio attivo de La cure de parole? Come accade che il legame della parola alla pulsione possa diversificarsi, vivificarsi, arricchirsi?
Più che sulla parola in quanto tale, al congresso, l'accento è stato posto sul parlare e sul linguaggio, nei suoi aspetti logico-grammaticali e retoric