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Dopo il fascicolo «Epistemologie» — con l'Es che, in copertina, ha ribadito il suo primato (un po' di autoironia ora, dopo esserci molto rammaricati… per il refuso, non per l'Es, evidentemente!) — proponiamo, da una nuova angolatura, un ulteriore momento di riflessione: torniamo sullo statuto epistemologico della psicoanalisi, il cui «luogo» — lo spazio che si propone di occupare e l'orizzonte che desidera indagare — si costituisce come peculiare, distinto seppur intrecciato e talvolta sovrapposto a quello occupato ed indagato da altri.
Un «luogo», per questi motivi, scomodo sia da preservare che da tollerare. Fecondo solo se non ci si sottrae alle sue caratteristiche e sulla base di esse ci si confronta, si dialoga e si propone alla riflessione comune quanto elaborato a partire dalla specifica esperienza clinica su cui fondiamo le nostre teorie; senza negare quindi, anzi valorizzando differenze (di statuto e di orizzonte) e peculiarità.
L'occasione per il dibattito è data in questo caso da uno scritto che ci mette a disposizione Silvana Borutti. Come spiegherà nella sua introduzione Daniela Scotto di Fasano (che lo ha curato ed a cui siamo grati come pure a quanti hanno contribuito a realizzarlo), si tratta del «secondo tempo» — per questo il lettore troverà già dei rimandi reciproci tra i vari Autori — di un dibattito che ebbe luogo mesi fa a Pavia, in occasione della presentazione del volume di Silvana Borutti Filosofia dei sensi . Gli interlocutori di ora sono i medesimi di allora; ad essi aggiungiamo — come era stato nel caso dello scritto di Felice Cimatti — una riflessione, «a posteriori» e sull'insieme dei contributi, da parte di Francesco Conrotto che ha curato per la Rivista la Monografia Statuto Epistemologico della Psicoanalisi e Metapsicologia.
A partire da quanto in questi interventi espresso abbiamo deciso di aggiungere al titolo di questo fascicolo un punto interrogativo (che non è quindi un refuso!) e sottolineare così che si tratta di uno spazio di la