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Questo contributo muove dalla necessità, a lungo procrastinata e ora divenuta imperiosa, di oggettivare un percorso didattico incentrato sugli apporti della psicoanalisi in un contesto specifico quale quello dell'università. Circostanze come la prospettiva di congedarsi da un luogo sede di un impegno più che trentennale offrono il pretesto ad un desiderio antico, già sollecitato alcuni anni fa da alcuni drastici cambiamenti che avevano imposto, più marcatamente, uno sforzo di interrogazione critica sulle modalità di insegnamento della psicoanalisi; questione, questa, ardua e complessa, nella misura in cui investe il problema della trasmissione del sapere in psicoanalisi così indissociabile dal suo stesso destino. È per questo che nella mia esigenza, in cui sono evidenti ragioni personali ed idiosincratiche, può anche reperirsi l'aspirazione a rilanciare una problematica più ampia e condivisa di cui vi è traccia in alcuni recenti contributi della letteratura internazionale segnati da uno stesso assillo e da una stessa inquietudine.
Pur essendo consapevole che questo argomento ha implicazioni più generali e in qualche modo trasversali agli specifici contesti, voglio intenzionalmente circoscriverlo al contesto universitario, laddove l'insegnamento non può avvalersi di quei completamenti consentiti dallo schema tripartito (analisi personale e supervisione oltre l'insegnamento teorico) che qualifica il modello di formazione del training psicoanalitico. Questa scelta di campo ha guidato, pertanto, la selezione dei contributi che mi dispongo a commentare, ispirata ad un duplice criterio: evidenziare il tratto che li accomuna — la tensione a ricercare modalità di insegnamento della psicoanalisi che ne rispettino la peculiarità; far emergere il profilo