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“Nei nostri casi la parte scissa della psiche è ricacciata nelle tenebre, così come i Titani sono esiliati nell'abisso dell'Etna, e possono scuotere la terra, ma non appaiono mai alla luce”.
Ernesto è disteso sul lettino, preda di un'angoscia panica che gli solleva l'addome in contrazioni violente, quasi che dall'interno del suo corpo una forza aliena e violenta spingesse per uscirne, tendendo il suo addome fino a poterlo lacerare. I Titani, come le parti scisse della mente, non vogliono più rimanere nei luoghi di tenebra nei quali erano stati ricacciati!
Mi sono chiesta più volte, nel corso della lunga analisi di Ernesto, chi fossero «gli oscuri e minacciosi abitanti del suo corpo», dotati di una forza così intensa e violenta, in grado di irrompere sulla scena psichica in modo repentino e senza alcun preavviso apparente.
Mi sono posta la stessa domanda ogni volta che ho avuto modo di accogliere, comprendere e provare a curare quei pazienti che soffrono di una patologia d'angoscia (nel D.S.M III e IV la categoria che Freud aveva individuato nello storico lavoro «Legittimità di separare un preciso complesso di sintomi con il nome di nevrosi d'angoscia» (), viene riduttivamente rubricata come DAP e GAD). Angoscia che sembra comparire nei loro racconti all'improvviso, come dal nulla. Un'ansia intensa, che di lì a poco si trasforma in un minaccioso senso di pericolo, il terrore di perdere il controllo, di morire, di impazzire e commettere