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A proposito dell'utilizzazione della psicoanalisi per comprendere le innumerevoli sfaccettature della vita umana, l'arena politica è sempre stata la figliastra dell'analisi applicata. Mentre la conoscenza psicoanalitica è stata liberamente utilizzata per esplorare le questioni relative ad ogni tipo di espressione umana — arte, letteratura, musica, biografia — la storia della psicopolitica ha proceduto in modo irregolare, risultando sostanzialmente off-limits.
Questo è in parte dovuto all'avversione di Freud (1910) per l'«analisi selvaggia» e al suo desiderio di essere accettato nel consesso scientifico. Sebbene gli affetti intensi associati alla politica sembrerebbero chiamare in causa in modo specifico la lente psicoanalitica, storicamente un certo numero di fattori ha lavorato nella direzione opposta, mantenendo così il punto di vista analitico distante dall'attualità politica.
L'evento definitivo che ha stabilizzato questa separazione risale al 1964 quando 1100 psichiatri statunitensi, rispondendo ad un questionario, asserirono che il senatore Barry Goldwater non era adatto per la presidenza. L'imbarazzo in cui si trovarono l'associazione Americana degli Psichiatri e l'Associazione Psicoanalitica Americana ebbe come conseguenza, da quel momento in poi e per molti anni, un evitamento fobico della politica.
Personalmente mi sono opposto a questa tendenza all'isolamento. Il mio interesse per i singoli pazienti, che da neurologo mi aveva portato alla psicoanalisi, si è legato all'inquietudine per la psicopatologia, minacciosa e di enormi dimensioni,