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All'immagine di una Salomè omicida, perversa, seduttrice, necrofila e sadica, vorrei contrapporre l'immagine di una Salomè povera bambina appena adolescente, vittima di una madre perversa, adultera e incestuosa, che non si è curata di lei, l'ha abbandonata per Erode, l'ha costretta a vivere in un contesto corrotto e a lasciare Roma e suo padre Filippo per la Palestina. Una povera bambina insidiata da Erode Antipa, suo zio e nuovo marito incestuoso di sua madre Erodiade.
La mia ipotesi si basa sul fatto che i traumi infantili di Salomè hanno permesso in lei lo sviluppo di una profonda — e quasi psicotica — ambivalenza affettiva nei confronti della madre e, ad un tempo, l'organizzarsi di una personalità fortemente narcisistica e isterica (non di conversione), ma tesa alla seduzione (seduzione come difesa dalla separazione e dall'abbandono).
Come è noto, la leggenda di Salomè nasce da un nucleo evangelico di Marco:
Erode infatti aveva fatto arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodiade, moglie di suo fratello Filippo, che egli aveva sposata. Giovanni diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello». Per questo Erodiade gli portava rancore e avrebbe voluto farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo giusto e santo, e vigilava su di lui; e anche se nell'ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri. Venne però il
La nota è pubblicata nella versione pervenutaci appena prima della morte dell'Autore.
Page 121giorno propizio, quando Erode per il suo compleanno fece un banchetto per i grandi della sua corte, gli ufficiali e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodiade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla ragazza: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le fece questo giuramento: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». La ragazza uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa