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Perché questa nota? Il paragone dell'«ascolto» psicoanalitico con l'ascolto musicale ha una lunga storia, che risale almeno agli anni trenta del secolo scorso, con i primi lavori in proposito di T. Reik.1 I tentativi di integrare in qualche modo genericamente il «sonoro» e la «sfera uditiva» (cui Isakower nel 1939 riconosceva «una eccezionale rilevanza» nella vita psichica) nell'edificio della teoria psicoanalitica hanno una storia ancora più antica, che inizia con i lavori di Ferenczi (1909) e di Abraham (1913).
Da allora, la letteratura psicoanalitica è punteggiata da periodiche riemergenze del tema del «sonoro-musicale»,2 che è stato ripreso in tutte le prospettive teoriche possibili: dalla classica Sexualtheorie, alla Psicologia dell'Io, alla Psicologia del Sé, alle diverse correnti delle relazioni d'oggetto, a quelle interpersonaliste (Sterba, 1946 e 1965; Kohut, 1957; Racker, 1965; Noy, 1969; Nass, 1971;