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Se oggi le neuroscienze sono un termine di confronto ineludibile per coloro che per lavoro si occupano di esseri umani, altrettanto ineludibile appare a mio parere riflettere sullo statuto conoscitivo delle scienze umane — e quindi su quello della psicoanalisi — a partire dalla filosofia delle scienze umane (Borutti, 1999), perché essa «fornisce l'orizzonte filosofico e la giustificazione teoretica di una conoscenza che non ha e non può avere le caratteristiche “dure” delle scienze biologico-naturalistiche, senza per questo che le scienze umane debbano essere relegate fuori del discorso scientifico, tra le teorie e i modelli che non sanno convalidare le proprie asserzioni, salvo che non replichino o scimmiottino movenze e metodi di scienze più rispettabili» (Petrella, 186).
È in tale prospettiva che si è pensato di proporre ai lettori della Rivista una rielaborazione della riflessione condotta da Fausto Petrella, Anna Ferruta e Marco Francesconi su Filosofia dei sensi, l'ultimo libra della filosofa Silvana Borutti (2006).1
La lettura del testo (che, come ha notato Petrella, sintetizza e sviluppa con grande coerenza la lunga e metodica riflessione filosofica dell'Autrice sulle cosiddette scienze umane) si è rivelata infatti un'occasione preziosa per cogliere la «risonanza che esso può avere per un professionista riflessivo dell'area psicoanalitica» (Petrella, 2007).