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Il punto di partenza del dibattito che è ospitato in questo numero della Rivista di Psicoanalisi sembra essere l'interrogativo se sia possibile una epistemologia delle scienze umane. Ma poiché, di fatto, ci si interroga sulla psicoanalisi il primo quesito che si pone è se la psicoanalisi sia essa stessa una scienza umana. Come è noto Freud lo negava e, in verità, negava altrettanto che vi fosse una distinzione tra scienze naturali e scienze umane. Per lui non vi era altra scienza al di fuori della Naturwissenschaft che era appunto la Wissenschaft e la psicoanalisi lo era a tutti gli effetti (Assoun, 1981, 56).
La distinzione operata da Dilthey tra Naturwissenschaften (scienze naturali) e Geisteswissenschaften (scienze dello spirito), che aveva aperto in Germania un Metodenstreit (dibattito sul metodo), non lo appassionava per nulla ma, negli ambienti culturali europei e, poi, anche nordamericani, ha fatto guadagnare molte posizioni alla prospettiva che la psicoanalisi fosse una forma di ermeneutica (Habermas, 1968; Ricoeur, 1965; Lorenzer, 1971; Klein, 1976). In verità, negli Stati Uniti, lo sforzo di Rapaport (1967) è stato quello di dimostrare che la psicoanalisi fosse, al contempo, una scienza nomotetica, come le scienze naturali, e una scienza ideografica, come le scienze storiche (Conrotto, 2000, 575-585) ma, nonostante i grandi meriti di Rapaport, la sua tesi non è stata accolta con favore da una buona parte degli epistemologi e, anche tra gli analisti, molti hanno seguito una prospettiva differente.
Oggi, sebbene si debba constatare che questo dibattito continua (Conrotto, 2006, 2007), ci sembra opportuno ricordare la rivoluzione epistemologica che ha investito i differenti «saperi» nel corso del ventesimo secolo. Le scienze fisicomatematiche, a partire dalla teoria della relatività ma, soprattutto, con la meccanica