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Sandra Filippini era di Pesaro. Aveva studiato Medicina, e poi Psichiatria, a Firenze. Aveva partecipato, come molti negli anni ′60-′70, ai movimenti di contestazione trasferendo poi nell'attività psichiatrica il suo interesse per i problemi sociali.
Dopo un breve periodo nel quale aveva collaborato a ricerche psicofarmacologiche nella Clinica Psichiatrica dell'Università di Firenze, dal 1979 fino al 1982 aveva lavorato nei servizi psichiatrici di Arezzo, in una delle esperienze anti-istituzionali che sono fiorite in Italia dopo la lotta di Basaglia per l'apertura dei manicomi.
Presto aveva iniziato un'analisi didattica con Stefania Manfredi Turillazzi continuando a lavorare nei servizi di Firenze fino al 1990. Da quel momento in poi aveva esercitato soltanto la professione privata, essenzialmente come psicoanalista, ma di tanto in tanto anche come psichiatra. Era infatti rimasta molto affezionata a questa sua prima identità.
Fin dagli anni del training, svolto nella Seconda Sezione Romana, Sandra aveva sviluppato un vivo interesse per l'approfondimento teorico e clinico della psicoanalisi, un interesse che si nutriva della partecipazione a innumerevoli congressi e seminari in Italia e all'estero. Nel corso di queste vicende strinse molte amicizie e approfondì il suo legame intellettuale e affettivo con la SPI. Un amico, Mario Princivalle, le aveva regalato una piccola spilla, raffigurante il logo della Società, che lei, sempre elegante, indossava con fierezza discreta.
Si associò nel 1988 e successivamente tentò l'ordinariato: non fu un'esperienza fortunata. Ma la spilla continuò a portarla.
Non smise di interessarsi attivamente alla vita societaria, entrando nel 1993 come rappresentante del Centro Psicoanalitico di Firenze nella neonata Commissione Intercentri. In quel periodo la SPI attraversava una seria crisi: era commissariata e impegnata a redigere un nuovo Statuto.
Nel 2000 Sandra assunse la Segreteria Scientifica del Centro Psicoanalitico di Firenze; aprì porte e