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Èpossibile ritenere, come paradigmaticamente testimonia il percorso della riflessione freudiana, che la teorizzazione in psicoanalisi trovi il suo punto di avvio in un ostacolo clinico o tecnico. Essa scaturisce cioè, innanzitutto, da un'esigenza del controtransfert, dalla necessità di pensare ai punti rimasti oscuri nel corso del processo della cura agli dementi «in sofferenza» nello spazio analitico ed in attesa di elaborazione (Contardi, 1996).
Il sempre maggiore ricorso all'analisi da parte di soggetti ai limiti dell'analizzabile (nei quali, più che le vicissitudini conflittuali delle rappresentazioni, sono il deficit o il collasso dell'attività rappresentativa stessa a risaltare nel piano della clinica), è in questo senso fonte di continua tensione degli assi teorici consolidati e di messa in discussione di quelle posizioni tecniche che presuppongono un campo di elaborazione attraversato da piccole quantità e sostengono la possibilità di un'opera permanente di riorganizzazione delle tracce mnestiche in funzione delle esigenze interne ed esterne.
La sfida cui appare esposta la teoria psicoanalitica, a cento anni dalla Interpretazione dei sogni (Freud, 1899), è sempre più relativa anch'essa alla praticabilità di un lavoro di riorganizzazione après-coup del campo metapsicologico, che consenta di integrare la comprensione dei nuovi «fatti clinici» nella coerenza d'insieme, senza con ciò perdere l'essenziale delle sue conquiste anteriori.
Laddove la Traumdeutung descrive un apparato posto in movimento dal desiderio all'incessante ricerca del ristabilimento delle condizioni di soddisfacimento custodite nell'inscrizione rappresentativa (Contardi, 2005), come render