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Come sappiamo, la sessualità non va posta sullo stesso piano delle altre funzioni dell'individuo, poiché le sue intenzionalità travalicano l'individuo singolo e hanno come contenuto la generazione di altri individui, ovvero la conservazione della specie.
Vi sono due modi paralleli, entrambi legittimi, di concepire i rapporti tra l'Io e la sessualità. Secondo il primo punto di vista ciò che conta è l'individuo; la sessualità è vista come una delle attività dell'individuo e il soddisfacimento sessuale come uno dei suoi bisogni.
Secondo l'altro punto di vista «l'individuo è l'appendice provvisoria e transeunte dell'immortale plasma germinale che gli è stato affidato dalla generazione» (Freud, 1915, 20).
Freud aveva affermato che l'individuo conduce effettivamente una doppia vita, come fine a se stesso e come anello di una catena di cui è strumento, contro o comunque indipendentemente dal suo volere.
Il singolo considera la sessualità come uno dei propri fini; ma, da un altro punto di vista, egli stesso non è che una appendice del suo plasma germinale a disposizione del quale pone le proprie forze, in cambio di un premio di piacere. Egli, continua Freud, è il veicolo mortale di una sostanza virtualmente immortale.
Nel 1987, in un seminario brasiliano, un collega presenta il caso di una donna che, secondo lui, passa la vita a fuggire. Bion osserva: «È difficile descrivere la cosa di cui sta parlando la paziente, ma sento che si tratta di una specie di “spinta a esistere”. E questa spinta è completamente indifferente nei confronti degli esseri