You do not currently have permission to view the full text for this document. Please sign in to an account with an active subscription or contact support.
Le ragioni che spingono gli uni a scatenare terrore e condizionano gli altri, le vittime dei terrorizzatori, nello scegliere le strategie per contrastarli s'intrecciano e si accavallano: se i primi la combattono, gli altri si difendono dalla possibilità (minaccia, nemico, complicazione o fardello che sia) di pensarsi come individui. Bersaglio privilegiato di chi scatena il terrore — e, paradossalmente (paradossalmente?) anche di chi organizza la difesa, come illustreranno alcuni articoli di questo fascicolo—, risulta infatti essere innanzi tutto il pensiero: ciò che rende ciascuno di noi, dal punto di vista psicologico, un individuo, quando può significare ciò che egli prova, desidera, compie.
Le bombe sganciate su Hiroshima e Nagasaki, che, dopo il genocidio «industriale» perpetrato dalla Shoah, possono essere considerate come il primo atto terrorizzatore dell'era moderna (in quanto basato sulle inedite e straordinarie possibilità messe a disposizione dall'evoluzione tecnica della modernità), hanno portato, proprio grazie al terrore scatenato, allo scoppio (meno evidente come tale, ma certamente anch'esso paralizzante) della guerrafredda. Un'adesione silenziosa, generalizzata e prolungata a quell'assetto carico di paura ne fu il coronamento. L'attentato alle Torri gemelle, che dal punto di vista delle tecnologie impiegate non ha introdotto novità nello scenario della brutalità, ma che ha esibito la «creatività» applicata alla distruttività e l'impiego della sua spettacolarizzazione, ha innescato, di nuovo per il diffondersi della paura, meccanismi di adesione a nuovi progetti distruttivi, anche se presentati come iniziative di difesa e di ripristino dell'ordine e della giustizia.
È quanto cerchiamo di indagare in questo numero nella sezione-laboratorio curata da Diomira Petrelli e che dà il titolo al fascicolo.
Sviluppare il pensiero non fa sconti ai criminali; ci aiuta invece a difendercene non precipitando nella confusione e nel vuoto di pensiero, che è proprio ciò