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«solo un bambino avrebbe potuto combattere, dalla sua culla, contro gli innaturali pensieri di suo padre, in forza del suo pianto o del suo riso, e del mistero del suo futuro»
Il trattamento psicoanalitico dei pazienti più gravi rende spesso necessarie modifiche sostanziali della tecnica classica (Rosenfeld, 1965, 1987; Segal, 1981) soprattutto per quanto riguarda i suoi criteri estrinseci (frequenza delle sedute, uso del lettino etc.) o, addirittura, delle vere e proprie «deviazioni», nel senso indicato da Greenson al panel dell'I.P.A. che si è tenuto a Parigi nel 1957, nel quale definiva in tal modo quelle procedure che per certi aspetti possono essere ritenute antitetiche ai principi classici. L'impalcatura teorica alla base del procedimento analitico «classico» applicato ai pazienti gravi, lì dove questo non viene modificato nella sua sostanza, rimane intatta, come è noto, anche grazie all'allargamento del concetto di narcisismo, alla teorizzazione di fenomeni come la «psicosi di transfert», alla scoperta del meccanismo di identificazione proiettiva ed alle intuizioni sul funzionamento della mente negli psicotici. Spesso, però, per poter affrontare i casi più complessi, configuranti per la psicoanalisi un ambito ancora oggi «sperimentale» ed altrimenti non analizzabili, si impongono