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Domanda: dottor Spataro, Lei ha incontrato e conosciuto per il suo lavoro di magistrato un gran numero di terroristi, sia, nel passato, aderenti a gruppi eversivi italiani, sia, in tempi più recenti, appartenenti al cosiddetto «terrorismo islamico». Avrà avuto certamente la possibilità di conoscerli in modo diretto ed approfondito, sebbene nella sua particolare veste di inquirente. Saremmo quindi interessati a conoscere quali potrebbero essere, secondo la sua personale esperienza, i percorsi che conducono alla scelta del terrorismo. Riflettendo sui percorsi potremmo forse avvicinarne anche le motivazioni.
Risposta: Vorrei premettere con chiarezza che sono consapevole di poter intervenire in questo dibattito solo partendo da una prospettiva che è molto connotata, quella dell'investigatore, che, ovviamente, è molto diversa da quella dello psicoanalista, sia per l'impostazione che per gli strumenti utilizzati. Conscio di questo limite e nella speranza di poter offrire un contributo comunque utile alla conoscenza di un fenomeno così complesso e drammatico, devo dire che, in effetti, quale investigatore, mi è capitato spesso, sia all'epoca delle Brigate Rosse che oggi, di interrogarmi sulle motivazioni dei terroristi, non solo mentre ascolto le loro parole nei momenti formali del mio lavoro, ma anche leggendo i loro
Armando Spataro è Procuratore della Repubblica Aggiunto a Milano e Coordinatore del Dipartimento Antiterrorismo.
Per questa intervista, il dott. Spataro ha utilizzato alcune sue riflessioni contenute nell'articolo «Why do people become terrorists? A prosecutor's experience», in corso di pubblicazione sul Journal of International Criminal Justice, 2008 (Oxford Journals—Oxford University Press).
documenti e proclami. Ovviamente anche gli investigatori maturano impressioni ed idee sulla psicologia dell' «avversario» sia per esigenze professionali, dato che conoscere il terrorismo e la psicologia dei terroristi aiuta a non sbagliare nella scelta dei metodi di cont