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«I termini “spavento”, “paura” e “angoscia” sono usati a torto come sinonimi», perché essi «in realtà corrispondono a tre diversi atteggiamenti di fronte al pericolo. L' “angoscia” indica una certa situazione che può essere definita di attesa del pericolo e di preparazione allo stesso, che può anche essere sconosciuto. La “paura” richiede un determinato oggetto di cui si ha timore; lo “spavento” designa invece lo stato di chi si trova di fronte ad un pericolo senza esservi preparato, e sottolinea l'elemento della sorpresa» (Freud, 1920b, 198).
Freud, che ha ereditato da Darwin le categorie dello spavento e della paura, aggiunge qualcosa all'attentissima descrizione fisica che il grande biologo ne aveva fatto: la duplice opposizione dello spavento all'angoscia ed alla paura. Lo spavento si oppone all'angoscia per il fatto che in esso ci si trova totalmente impreparati al pericolo, ma condivide invece qualcosa con l'angoscia perché, in ambedue i casi, il pericolo può essere del tutto sconosciuto, contrariamente a quanto accade nella paura.
Quest'ultima sembra possedere un vantaggio, per così dire, perché ha identificato un oggetto che può essere efficacemente temuto ed evitato.
Noi sappiamo però che l'oggetto della paura spesso viene trovato grazie ad uno spostamento, come il cavallo del piccolo Hans. La paura indica perciò l'esistenza di un preciso pericolo, contro il quale sono messe in atto procedure di difesa, ma non necessariamente il vero oggetto da cui occorre difendersi.