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La psicoanalisi si presenta come un sapere sull'apparato psichico dell'uomo e sul suo funzionamento e come uno strumento per apportarvi dei cambiamenti. L'epistemologia, in quanto discorso critico sulla scienza, esamina la struttura di tale sapere e le modalità d'azione di tale strumento. Una simile definizione ha un carattere generalissimo, perché, di fatto, si possono distinguere epistemologie di diversi tipi.
L'epistemologia filosofica classica cede il suo posto alla conoscenza scientifica e ne definisce i limiti, che trovano espressione in una serie di opposizioni: scienza e sapienza, conoscere e pensare, comprendere e conoscere etc. In questa prospettiva il filosofo — sia che rifiuti il discorso di un pensatore come Platone, sia che pretenda di svilupparlo come Cartesio — si pone in una posizione gerarchica superiore e in un rapporto di sfruttamento, rispetto ad una scienza divenuta un elemento del suo edificio metafisico. La moderna epistemologia scientifica, detta razionale, è regionale. Non ha più a che vedere con una riflessione su una finzione globale chiamata: la Scienza. Ogni disciplina scientifica deve avere un'epistemologia propria, provvista di propri criteri. Essa collega la conoscenza del passato all'analisi della sua condizione presente, facendo dipendere tale condizione da tutti gli elementi che ne costruiscono la possibilità. Ciò implica una conoscenza attenta del sistema attuale e dei suoi limiti, senza dimenticare che è una caratteristica di tali limiti oscillare e modificarsi per l'azione di tensioni incessanti e inevitabili. Queste trasformazioni non si realizzano in uno spazio puro e omogeneo, ma entro un campo eterogeneo e in movimento. Faccio qui riferimento alla definizione di epistemologia formulata da Bachelard nel suo Le rationalisme appliqué (1949).